Ambliopia, comunemente definito Occhio Pigro è una malattia dell’apparato visivo estremamente frequente e pericolosa che colpisce soggetti in età pediatrica

Definizione di ambliopia

L’ambliopia comunemente nota come occhio pigro è una malattia degli occhi e dell’apparato visivo estremamente frequente e pericolosa che colpisce soggetti in età pediatrica. Per questo occorre sempre sottoporre tutti i bambini alle visite oculistiche da parte di un medico oculista alla nascita e all’età di 4 mesi, 1 anno, 3 anni e ancora appena prima di iniziare le scuole elementari a 5-6 anni.
L’effetto principale è un comune deficit dell’acutezza visiva, non riconoscibile dai genitori senza una visita medica oculistica specializzata, e si considera ambliope un occhio che abbia almeno una differenza di 3/10 rispetto all’altro, oppure un visus inferiore ai 3/10.
In generale, l’ambliopia non peggiora in età adulta perché, semplificando, lo sviluppo alterato della vista che porta a deficit visivo si è ormai instaurato ed è progredito durante tutta l’infanzia. Perciò è da escludersi l’ipotesi di un’ulteriore perdita di decimi in età adulta.
In alcuni casi, tuttavia, il paziente ha bisogno di costanti terapie cure e controlli oculistici, in particolare di riabilitazione visiva, antiambliopica, di rafforzamento delle residue capacità visive, con lo scopo di antagonizzare possibili ulteriori cali visivi in entrambi gli occhi. In età adulta, il cervello è ormai abituato a ricevere la visione da entrambi gli occhi e non può più ignorare l’immagine proveniente dall’occhio deviato, per cui lo strabismo provoca visione doppia e non più ambliopia.

Diffusione dell’ambliopia
Ne è affetto circa il 3% di tutta la popolazione e il 4-5% dei bambini; essa è considerata una delle prime cause di deficit visivo e cecità nei giovani sotto i 20 anni. Una diagnosi e una terapia precoce possono, nella maggioranza dei casi, curare la patologia e prevenirne i disturbi permanenti in età adulta.

Classificazione dell’ambliopia
L’ambliopia è di solito monolaterale (colpisce un solo occhio), ma può presentarsi anche in forma bilaterale (può interessare entrambi gli occhi). Quando siamo in presenza della prima, può essere associata allo strabismo, mentre la seconda si associa invece più frequentemente con il nistagmo.
Si definisce funzionale un’ambliopia in cui le strutture dell’occhio appaiono altrimenti sane e funzionali. Infatti l’anomalia è legata a un non corretto sviluppo visivo e neuronale. di solito, quando non si precisa il tipo di ambliopia, ci si riferisce proprio a questo. Infatti, il cervello “disattiva” le immagini che arrivano da un occhio perché, ad esempio, non riesce a combinarle con quelle provenienti dall’altro occhio, per cui non si viene a creare l’effetto della tridimensionalità. Infatti, negli occhi, quello dominante riceve e mette a fuoco l’immagine, mentre l’altro aiuta ed è necessario per creare la tridimensionalità, funzione che viene meno nell’occhio pigro. L’occhio pigro in altre parole non è mai quello dominante (o cessa di essere tale, quando compare l’ambliopia), nel senso che il cervello “rinuncia” alla tridimensionalità della visione per mantenere almeno una più importante vista bidimensionale perfetta, rendendo dominante l’occhio che permette la vista migliore (perché migliore dal punto di vista organico e funzionale). Il grosso problema di questo meccanismo che il corpo umano mette in atto è che l’occhio non dominante, una volta disattivato, resterà cieco per il resto della vita.
Si definisce organica, invece, quando la probabile causa è legata ad un’alterazione delle vie ottiche, ovverosia una lesione del globo oculare o delle vie visive cerebrali.
Quando è presente un impedimento della visione causato da cataratta congenita, opacità corneale, ametropie elevate o soppressione, l’ambliopia è detta exanopsia, ovvero da deprivazione o da non visione.

Trattamento dell’ambliopia
Deve sempre essere accuratamente personalizzato da un medico oculista. In linea generale, bambini con miopia, ipermetropia e astigmatismo possono essere curati se rapidamente diagnosticati e trattati. Lo stesso vale per l’ambliopia organica ma la prognosi varia molto a seconda del tipo specifico di malattia oculare. Col trattamento si cerca di correggere l’ametropia allorché l’anisometropia non sia troppo marcata. Usualmente viene eseguito un trattamento in tenera età, il più presto possibile (possibilmente prima dei 6 anni) tramite l’occlusione dell’occhio che vede bene (bendaggio).
L’occlusore (detto anche “tappo”) è un cerotto adesivo che si mette da tre a sei ore al giorno, nell’arco da 6 mesi a 2 anni, intorno all’occhio “funzionante”, con o senza occhiali da vista a seconda dei casi, per allenare l’altro occhio pigro, costringendolo a compensare la visione. Nel caso in cui l’ambliopia sia accompagnata da strabismo, occorre dapprima eseguire dei particolari esercizi ortottici e, quando la visione di entrambi gli occhi ha raggiunto valori simili, occorre eseguire un’operazione chirurgica per correggere il problema.

Trattamento in età adulta dell’ambliopia
Il bendaggio oculare non può sortire benefici per ambliopie in età adulta perché l’occhio è ormai formato e non più plastico (ambliopie protratte dall’infanzia senza cura, o trattate con successo nell’infanzia e poi ricomparse).
Il laser ad eccimeri è una metodica di trattamento che evita lunghi ed estenuanti periodi di bendaggio oculare. Durante l’infanzia, il laser è un’alternativa al bendaggio oculare, mentre in età adulta si presenta come l’unica possibilità di trattamento. Il laser tipicamente interviene su un occhio organicamente sano, per risolvere un problema di tipo funzionale (di movimento, coordinazione, messa a fuoco