Con distrofia corneale si indica un gruppo eterogeneo di disturbi di natura non infiammatoria, progressivi, non correlati a fattori ambientali, della cornea

Definizione di distrofia corneale
Con distrofia corneale si indica un gruppo eterogeneo di disturbi di natura non infiammatoria, progressivi, non correlati a fattori ambientali, che colpiscono la cornea. Si tratta di disturbi solitamente determinati geneticamente, bilaterali e simmetrici, non associati a disturbi sistemici che causano opacizzazione con conseguente riduzione dell’acuità visiva. Il termine distrofia corneale è impreciso, ma continua ad essere utilizzato per il suo valore clinico anche se per molti potrebbe avere un significato più storico che pratico.
La definizione è oggetto di controversia e da alcuni il termine “distrofia” è considerato in certi casi fuorviante visto che alcune forme si manifestano più come malattie degenerative che ereditarie. Inoltre anche in alcune di quelle di cui è stato individuata l’associazione ad un preciso locus non è stato identificato il gene o non si è compreso il carattere di ereditarietà. Alcune sono asintomatiche o unilaterali oppure si presentano associate a disturbi sistemici. Sono tipicamente caratterizzate da un’alterazione morfofunzionale conseguente a modificazioni del normale trofismo corneale.

La natura eterogenea dei disturbi oltre che l’utilizzo fuorviante del termine “distrofia corneale” attribuito a disturbi degenerativi e la tendenza a individuare e denominare nuove forme di distrofia corneale prima che fosse accertata e condivisa l’effettiva esistenza di una nuova malattia, ha generato molte incomprensioni ed in certi casi errate diagnosi.
Per dirimere le controversie sulla classificazione e nomenclatura delle distrofie corneali si è costituito l’International Committee for Classification of Corneal Dystrophies (IC3D) che nel 2008 ha proposto una classificazione, poi aggiornata nel 2015. Le distrofie della cornea si possono classificare clinicamente in gruppi, in base alla localizzazione anatomica dell’anomalia. Alcune colpiscono soprattutto l’epitelio corneale, la sua membrana basale o lo strato di Bowman e lo stroma corneale superficiale (distrofie corneali anteriori), lo stroma corneale (distrofie corneali stromali), o la membrana di Descemet e l’endotelio corneale (distrofie corneali posteriori)[4]. Nella revisione del IC3D è stata superata una classificazione troppo dipendente da specifici strati corneali, raggruppando le distofie corneali in epiteliali e subepiteliali, stromali, endoteliali. Le diverse distrofie che possono colpire diversi strati ma dipendono da un unico gene(TGFBI) e locus vengono raggruppate in un quarto gruppo definito epiteliale-stromale. I recenti progressi della genetica molecolare hanno identificato molti dei difetti genetici responsabili della maggior parte delle distrofie corneali, ma la rapida e continua evoluzione delle informazioni sulle basi genetiche delle distrofie corneali oltre che alcune distrofie dipendenti da decine di mutazioni, hanno portato nel 2015 alla decisione dell’I3CD di non specificare gene e locus delle diverse distrofie.

Diagnosi delle distrofie corneali
Il sospetto di distrofia corneale sorge nel caso di perdita della trasparenza corneale o di opacizzazione spontanea della cornea, soprattutto se bilaterale, e qualora siano presenti altri soggetti affetti nella famiglia. La diagnosi clinica si basa sull’età di esordio e sull’aspetto clinico della cornea al biomicroscopio con lampada a fessura. Per definire il tipo specifico di distrofia o degenerazione è necessario l’esame con microscopia ottica e microscopia elettronica a trasmissione (TEM) del tessuto corneale. Nei sottotipi di distrofie di cui è nota la mutazione genetica si può eseguire l’analisi molecolare per confermare la diagnosi.

Diagnosi differenziale
In assenza di test genetici e elementi di contesto (famigliarità) la diagnosi differenziale può risultare complessa dovendosi confrontare con le gammopatie monoclonali, l’amiloidosi, il deficit di lecitina-colesterolo-aciltransferasi, la malattia di Fabry, la cistinosi, la tirosinemia tipo 2, le malattie sistemiche da accumulo lisosomiale (mucoplisaccaridosi, lipidosi, mucolipidosi) e varie malattie della cute (ittiosi X-linked, cheratosi follicolare spinulosa decalvante).