L’ischemia miocardica è dovuta all’instaurarsi di uno squilibrio tra l’apporto ematico in tale sede, e la richiesta di ossigeno da parte del tessuto stesso

Definizione di ischemica miocardica
L’ischemia miocardica, anche detta cardiopatia ischemica, o infarto del miocardio è un’ischemia che coinvolge il tessuto miocardico, dovuta all’instaurarsi di uno squilibrio tra l’apporto ematico in tale sede, e la richiesta di ossigeno da parte del tessuto stesso, che diventa quindi ipossico.
Tra le cause che portano allo squilibrio, la principale è una riduzione parziale o totale del lume arterioso coronarico a cui consegue una diminuzione del flusso sanguigno (coronaropatia o cardiopatia coronarica). Tale manifestazione, nella maggioranza dei casi, è a sua volta conseguenza dell’aterosclerosi coronarica.

Classificazione di ischemica miocardica
L’ischemia da ridotto apporto di sangue (o ischemia a basso flusso) può essere dovuta ad un vasospasmo, ad una stenosi o una trombosi. È caratterizzata, anche a seguito di riperfusione, da un’eliminazione insufficiente dei metaboliti. In questo caso la conseguenza può essere l’angina instabile, quando l’ostruzione si risolve rapidamente, o l’infarto miocardico acuto, quando l’ipossia comporta un danno ischemico irreversibile con morte cellulare.

Epidemiologia di ischemica miocardica
La cardiopatia ischemica, ad oggi, rappresenta la prima causa di morte nei paesi occidentali. Nel corso del XX secolo l’incidenza e la mortalità sono cambiate, mostrando entrambe un rapido incremento seguito da un lento ridimensionamento.

Sintomi di ischemica miocardica
I sintomi che si presentano possono variare dal classico dolore toracico di tipo anginoso, a un senso di oppressione retrosternale, bruciore, a un dolore atipico posto in sedi infrequenti (epigastrio). Il dolore può spesso irradiarsi in varie sedi (ad esempio alla spalla sinistra). Altri sintomi, che insorgono a seconda del tipo e della gravità dell’ischemia, possono essere la dispnea, l’iperidrosi, il senso di panico. Le palpitazioni possono presentarsi a seguito dell’instaurarsi di aritmie da rientro post-infartuali, che inducono fibrillazione ventricolare. Quest’ultima, insieme alla rottura di cuore che comporta tamponamento cardiaco, costituiscono possibili patogenesi della morte improvvisa coronarica.

Cause dell’ischemica miocardica
Oltre alle più frequenti ostruzioni e stenosi delle arterie coronarie, altre alterazioni possono essere annoverate tra le cause fisiopatologiche della cardiopatia ischemica.
Quelle che riducono l’apporto di ossigeno al tessuto senza impedimento meccanico del flusso coronarico sono:
• asfissia;
• avvelenamento da monossido di carbonio (CO);
• anemia grave;
• cardiopatie congenite cianogene.
Quelle che aumentano la richiesta di ossigeno da parte del tessuto miocardico sono:
• sforzo fisico eccessivo;
• tachicardia e altre aritmie;
• forti emozioni.
Fra i vari fattori di rischio che aumentano l’incidenza favorendo l’aterosclerosi coronarica si trovano l’età, l’uso di tabacco, l’ipercolesterolemia, il diabete e l’ipertensione.

Diagnosi di ischemica miocardica
Alcuni esami sono utili per diagnosticare con sicurezza l’ischemia:
• Elettrocardiogramma (ECG);
• Esami ematochimici: dosaggio delle troponine cardiache I e T, della creatinfosfochinasi CPK-MB, della mioglobina;
• Radiografia del torace;
• Ecocardiografia.

Prognosi di ischemica miocardica
All’ischemia, se non viene trattata e i valori di afflusso non tornano nella norma, consegue la morte. La zona a cui è sottoposto un lavoro maggiore è il subendocardio, che è la prima ad andare incontro alla necrosi cellulare, che sviluppandosi all’interno del corpo umano può venire rallentata dalla quantità di flusso ematico rimanente, più è grave l’ostruzione più veloce è la morte dell’individuo.

Terapia dell’ischemia miocardica
Il trattamento consiste nella riapertura dei vasi stenotici attraverso angioplastica coronaricae/o stent coronarico. La riperfusione è seguita dalla somministrazione di TNF ricombinante che combatte l’aumento di anioni superossido causato dal TNF-β. La terapia medica si avvale di
• morfina per il controllo del dolore in caso di infarto;
• acido acetilsalicilico per ridurre il rischio di formazione di trombi;
• nitroglicerina come antianginoso, sublinguale in caso di attacco acuto, transdermica per il trattamento prolungato;
• ossigenoterapia ripristina l’ossigenazione del tessuto ischemico nei casi in cui l’ipossia giochi un ruolo fondamentale nella patogenesi.