La balbuzie è un disturbo specifico dello sviluppo che si manifesta come difficoltà di realizzazione della lingua parlata

Definizione di balbuzie
La balbuzie è un disturbo specifico dello sviluppo che si manifesta come difficoltà di realizzazione della lingua parlata: il soggetto che ne è affetto sa quello che vuole verbalizzare, ma non riesce ad esprimerlo fluidamente, non c’è coordinazione tra pensiero e parola. Il disturbo si situa al momento della elaborazione del pensiero in linguaggio: il risultato è che trascorre troppo tempo tra ciò che si vuole dire e la possibilità di dirlo. 

Classificazione delle balbuzie
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica la balbuzie come disturbo specifico dello sviluppo, definendola come “disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e prolungamenti di suoni.” Il soggetto deve avere un’età di almeno 5-6 anni per effettuare una diagnosi di balbuzie.
Vengono distinte tre forme in base alle modalità di manifestazione:

Balbuzie clonica: si caratterizza per la ripetizione di una sillaba o di un gruppo di sillabe;
Balbuzie tonica: presenta un aspetto spasmodico della parola, con degli intoppi più o meno gravi sia nell’iniziare che nel corso del discorso;
Balbuzie mista: presenta le caratteristiche sia della forma clonica che di quella tonica.
Inoltre si può effettuare una distinzione tra :

Balbuzie primaria: apparente, transitoria, tipica dell’età infantile, che si manifesta con fisiologiche e normali disfluenze e da intermittenti esitazioni e ripetizioni sillabiche iniziali, la cui risoluzione è spontanea nel 65% dei casi dei bambini in età prescolare, e comunque con un intervento indiretto dà risultati positivi nella maggior parte dei casi.
Balbuzie secondaria, nella fase avanzata o cronica in età adolescenziale o adulta, presenta una sintomatologia varia e tratti di condizionamento personale e psicologico, deve essere affrontata attraverso una rieducazione che impegna il paziente e lo specialista in un processo terapeutico complesso che si articola su più piani: controllo verbale, ma anche dell’ansia interna e relazionale.

Cause della balbuzie
Come per tutte le difficoltà emotive, anche in questo caso è molto difficile individuare una causa specifica del disturbo. Gli studi sono riusciti ad individuare una serie di fattori predisponenti, la cui presenza non causa sistematicamente balbuzie, ma aumenta la probabilità di farla manifestare.
Tali fattori sono:

Ereditarietà (presunta): l’aggiunta dell’aggettivo “presunta” è necessario dato che al momento nessuno studio ha confermato l’ipotesi scoprendo un fattore genetico preciso; non è possibile ignorare che circa un terzo dei casi presenta una storia familiare di balbuzie. 
Mancinismo: in particolare mancini rieducati al destrismo.
Ritardo nell’acquisizione del linguaggio: è rilevabile nel 50% dei casi.
Bilinguismo.
Traumi relazionali: gravi difficoltà e precarietà relazionali con le figure genitoriali avvertite dalla sensibilità del bambino nei primi anni di vita. La parola bloccata, il linguaggio esitante diviene un modo per attirare l’attenzione, comunicare il proprio stato interno ed esprimere il disagio rispetto ad eventi particolari.
Cause organico- funzionali: casi in cui è accertata la presenza di un danno cerebrale, o l’anomalia di un circuito neuroanatomico, attraverso appositi esami strumentali, connessi con la sintomatologia del disturbo.

Trattamento della balbuzie: la logopedia
Il trattamento consiste in una rieducazione ortofonica per riacquisire il controllo degli apparati deputati all’articolazione della parola. Vengono fatti eseguire esercizi sistematici che sollecitano tutti i movimenti articolatori dell’atto fonatorio, cercando di ricoordinare tutti i movimenti patologici per impostare il corretto funzionamento muscolare. Si rieduca l’atto respiratorio, il ritmo della fonazione, la ripetizione sillabica e l’impostazione della voce. Lo scopo di tali esercizi è quello di fornire a chi balbetta modalità operative per sincronizzare i movimenti articolatori e respiratori
Le principali tecniche terapeutiche utilizzate in questo ambito sono:

Tecniche di rilassamento: volte ad insegnare una corretta respirazione e a favorire lo sblocco dei muscoli prelangirei. Infatti, il balbuziente non si rilassa completamente tra una parola e l’altra e la crescente tensione provoca un blocco. Le tecniche di rilassamento insegnano al paziente a rilassare i muscoli prima di arrivare al blocco.
Metronomo: è utile per aiutare il paziente a scandire le parole pronunciandole secondo un ritmo, per parlare lentamente.
Rumore bianco: il paziente parla senza poter udire la sua voce, perché ciò viene impedito da un rumore simile ad uno scroscio d’acqua, trasmesso attraverso una cuffia. In questo modo il paziente, non avendo il rimando della sua parlata, tende ad esprimersi con tono di voce alto ma senza balbettare.
Tecniche ortofoniche: insegnano a parlare lentamente, adottando un ritmo cadenzato, ponendo l’accento sulle vocali, modulando il fiato emesso durante l’espirazione.
Lettura corale: il paziente legge seguendo il modello del terapeuta. Il paziente, che riesce così a leggere fluentemente, ha dei rimandi positivi sulla sua lettura.
Time out: insegna a fare una pausa prima di dire la parola desiderata.

Terapia psicologica della balbuzie
La balbuzie non è solo un disordine del linguaggio, ma è anche un disturbo che interessa la sfera comunicativa e comportamentale. Pertanto il lavoro psicologico si affianca a quello del logopedista per affrontare i disordini comunicativi e comportamentali, i sentimenti negativi come vergogna, colpa, imbarazzo. Lo psicologo cerca di agire sugli aspetti motivazionali del paziente, sulla desensibilizzazione relativamente ai vissuti e sulla capacità di contenere la frustrazione, aumentando la tolleranza verso gli episodi disfluenti. La psicoterapia è utile per lavorare sull’autostima, l’assertività, le aspettative d’insuccesso e gestire le emozioni

Se si tratta di un bambino, come nella grande maggioranza dei casi, può essere opportuna una terapia familiare, in modo da aiutare i genitori a recuperare la fiducia nella propria funzione educativa, riuscendo a comprendere meglio le difficoltà del figlio e a scoprire vie alternative per interagire con lui.