La congiuntivite è un’infiammazione dello strato mucoso più esterno che riveste la sclera dell’occhio e la superficie interna della palpebra

Definizione di congiuntivite
La congiuntivite è un’infiammazione dello strato mucoso più esterno che riveste la sclera dell’occhio e la superficie interna della palpebra. Essendo il tessuto più esposto agli agenti esterni, può andare incontro ad infiammazione in seguito ad infezioni (batteri, virus, miceti, chlamydia, protozoi), a disfunzioni del film lacrimale precorneale, a reazioni allergiche e a contatto con sostanze o vapori irritanti o tossici. Si possono associare fastidiosi sintomi quali dolore, bruciore e prurito.

Sintomatologia della congiuntivite
I sintomi di una congiuntivite sono: scarsa lacrimazione, fotofobia, prurito, gonfiore delle palpebre, oscuramento parte superiore o inferiore delle palpebre (come le occhiaie), livello di iperemia congiuntivale, edema della congiuntiva, perdita di trasparenza della congiuntiva, capillari neoformati, schiuma irritante in prossimità del margine palpebrale inferiore e della carnucola.

Classificazione della congiuntivite
La congiuntivite si differenzia, in relazione alla causa dell’infiammazione, in:
congiuntivite infettiva batterica, virale, da clamidie, micotica, protozoaria
congiuntivite allergica atopica vera, primaverile, flittenulare
congiuntivite irritativa da agenti fisico-chimici, da corpi estranei, da malattie generali o cutanee

Trattamento della congiuntivite
Spesso la congiuntivite di origine batterica scompare autonomamente dopo 3 o 4 giorni, ma nei casi più gravi e persistenti può durare anche fino a 3 o 4 settimane; la terapia consiste nell’asportare il pus con premura e delicatezza utilizzando poi un collirioantibatterico idoneo per questo tipo d’infezione. Nel caso in cui, dopo 3 o 4 giorni, la situazione non dovesse migliorare è opportuno contattare il medico oculista. È estremamente importante non bendare gli occhi o strofinarli, lavarsi sempre le mani dopo aver toccato gli occhi e, se l’occhio infetto fosse solo uno, evitare di trasmettere l’infezione all’altro occhio. In commercio esistono unguenti oftalmici antibatterici, spesso costituiti da un collirio antibiotico o un chemioterapico, che,, applicati da 2 a 4 volte al giorno, in base al principio attivo e all’entità dell’infezione, bloccano la proliferazione dei microrganismi batterici responsabili del processo infettivo. 

Congiuntivite cronica
Se presenta un andamento cronico ha una sintomatologia meno appariscente e può rappresentare, la non completa guarigione da vecchie congiuntiviti acute oppure può derivare dal cali del sistema immunitario in seguito a malattie come acne, diabete, ipercolesterolemia, o può essere sostenuta dall’azione costante di agenti irritanti ambientali, compresa l’iposecrezione lacrimale. Di questo gruppo fanno parte anche: la congiuntivite meibomiana, dovuta ad alterazioni delle ghiandole di meibomio; la congiuntivite lacrimale, causata da un’ostruzione delle vie lacrimali che provoca ristagno di lacrime e favorisce l’infezione anche da miceti; le congiuntiviti purulente, causate da microrganismi altamente patogeni che vengono detti piogeni per la capacità di far sviluppare del pus. In molti casi la cronicizzazione è legata alla concomitanza di varie cause, che favoriscono la persistenza dei fenomeni infiammatori e rendono difficoltoso l’approccio terapeutico. In questi casi è di fondamentale importanza l’identificazione dei diversi momenti eziopatogenetici e una terapia personalizzata che tenga conto di tutte le alterazioni patologiche riscontrate. Per una corretta diagnosi si rende spesso necessario effettuare anche esami di secondo livello, come i test sulle lacrime, colorazioni vitali, esami colturali e strisci citologici.