Per la psicoanalisi il disturbo rientra tra le varie nevrosi sviluppabili con le diverse “fissazioni” nelle varie fasi di sviluppo

Per la psicoanalisi il disturbo rientra tra le varie nevrosi sviluppabili con le diverse “fissazioni” nelle varie fasi di sviluppo, specialmente nella seconda fase.

Sigmund Freud ammise la difficoltà di curare la “nevrosi ossessiva” con il metodo psicoanalitico dopo averlo studiato su un suo paziente, noto negli scritti freudiani come “l’uomo dei topi” o “l’uomo dei ratti”, un avvocato il cui vero nome era Ernst Lanzer. Nella fase di sviluppo sadico-anale si possono sviluppare anche contemporaneamente, come nella scissione dell’Io, per fissazione di libido o mancanza di superamento del complesso di Edipo e regressione dalla terza fase alla seconda, varie nevrosi: una di queste è il disturbo ossessivo compulsivo, chiamato in psicoanalisi “nevrosi ossessiva” o “nevrosi ossessivo-coattiva”. In particolare se al bambino è stata data un’educazione rigida al momento di passare al vasino, egli, come limita la funzione dell’escrezione, maturerà una personalità rigida e ordinata, spesso perfezionista. Il contenuto ossessivo spesso è derivato da esperienze varie, molto spesso da trasfigurazione di aspetti infantili. Nel caso dell’Edipo non risolto, il paziente teme di uccidere il padre e aggredire sessualmente la madre (o di ucciderla) e poi autocastrarsi per punizione (la tipica situazione edipica, dove Edipo si castra simbolicamente, accecandosi). Ci sono molti esempi (paura della propria sessualità che viene vissuta a volte come ribellione e a volte con senso di colpa, paura dello sporco, pensiero magico, coazioni/compulsioni varie; Freud li paragona ai rituali della religione, in quanto entrambi servono ad ottenere il perdono e la benevolenza di un’autorità superiore amata ed odiata, ossia del genitore umano e divino), che emergono dall’analisi, e compito dell’analista è identificarli tramite i sogni e il dialogo aperto col nevrotico, sublimare il tutto e liberare i traumi e la libido fissata. Talvolta anche la psicoterapia può integrare l’analisi classica freudiana.

Freud descrisse anche la storia clinica di un tipico caso di “fobia nel toccare” che parte dalla prima infanzia, quando la persona ha un forte desiderio di toccare un oggetto. In risposta, la persona sviluppa una “proibizione esterna” contro questo tipo di azione. Tuttavia, questo “divieto non riesce ad abolire” il desiderio di toccare; tutto ciò che può fare è reprimere il desiderio e “forzarlo nell’inconscio”, generando la nevrosi.