Le psicosi sono un disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà

Cause delle psicosi e ipotesi interpretative
La cause delle psicosi è di tipo multifattoriale e in larga parte poco conosciuta.

Da un punto di vista psicobiologico, la sintomatologia psicotica trova una correlazione con alterazioni organiche a vari livelli, da una predisposizione genetica, all’alterato funzionamento di neurotrasmettitori quali la dopamina, la serotonina, il glutammato, il GABA, l’NMDA, i peptidi endogeni ed altri ancora.

La psicoanalisi interpreta le psicosi con una rottura del rapporto dell’Io con la realtà esterna, dovuta alla pressione dell’Es sull’Io. Secondo Sigmund Freud, l’Io cede all’Es per poi recuperare parzialmente la costruzione di una propria realtà attraverso il delirio, recuperando il rapporto oggettuale. Secondo lo psicologo analista Carl Gustav Jung, nelle psicosi si ha il sopravvento di complessi autonomi inconsci sul complesso dell’Io, che non riesce a mantenere il controllo sulle formazioni inconsce. Secondo la psicoanalista Melanie Klein, le psicosi sono legate alla caduta nella posizione schizoparanoide della prima infanzia.

Secondo Otto Kernberg, la psicosi si distingue dalla nevrosi per la “diffusione dell’identità” e la messa in atto di meccanismi di difesa primitivi (idealizzazione primitiva, svalutazione, scissione, identificazione proiettiva, diniego, onnipotenza), che proteggono l’individuo dalla disintegrazione e dalla fusione di sé con l’oggetto, con regressione di fronte all’interpretazione. Un altro elemento distintivo è quello della perdita della percezione della realtà. Infatti, al contrario della nevrosi, lo psicotico non riesce ad accettare elementi della realtà che lo circonda, e se ne crea una rappresentazione diversa.

Dal punto di vista della psicologia esistenziale, Karl Jaspers parla di esperienze psicotiche quando queste vengono vissute come incomprensibili per il soggetto per le modalità con le quali scaturiscono dall’attività psichica, facendo declinare le condizioni ontologiche dell’esistenza (tempo, spazio, coesistenza, progettualità). L’indirizzo sociale della psichiatria esprime anche un’interpretazione legata al contesto socio-ambientale e relazionale, che, come si è visto, risulta determinante per l’integrazione dei pazienti psicotici e la loro riabilitazione.

Molto efficace risulta la seguente conclusione:

«Resta comunque ancora molta strada da fare. Anche se gli antipsicotici di seconda generazione riescono finalmente a colpire il cuore biologico della malattia, non potranno però mai trovare al paziente un lavoro o degli amici: nessuna molecola sarà mai così potente da donargli magicamente la capacità di sviluppare d’un colpo rapporti sociali normali. Questa è una prerogativa che spetterà sempre all’uomo: al medico, al familiare e, da oggi in poi, anche al malato stesso»