Le intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi che vengono comunemente definiti come reazioni avverse al cibo.

Intolleranze alimentari – cosa sono e le cause

Le intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi che vengono comunemente definiti come reazioni avverse al cibo. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità il 2% della popolazione adulta soffre di intolleranze alimentari.
A differenza di quello che accade nelle allergie alimentari, nelle intolleranze alimentari la reazione avversa non dipende dall’attivazione anomala del sistema immunitario con i suoi anticorpi IgE.
Inoltre, altra differenza sostanziale, tra le intolleranze alimentari e le allergie alimentari è che quest’ultime sono molto più e in rari casi possono culminare anche con il decesso del paziente a causa di un shock anafilattico.
Inoltre le intolleranze alimentari si manifestano gradualmente e sono proporzionali, nella loro sintomatologia, alla quantità dell’alimento che viene ingerita o alla particolare tipolgia di una sostanza contenuta in un determinato cibo.
Piuttosto che di allergia, si parla di intolleranza alimentare, quando la reazione avversa al cibo è:
• Una reazione dose dipendente che non mette a rischio la vita, dovuta alla liberazione di una quantità di istamina dopo aver ingerito un cibo contenente una molecola a cui si è intolleranti.
• Una reazione dell’organismo dovuta a carenze enzimatiche come ad esempio l’intolleranza al lattosio che è dovuta ad una carenza dell’enzima lattasi.
• Una reazione dell’organismo dovuta ad tossicità diretta di una determinata sostanza nei confronti della mucosa intestinale, come ad esempio l’intolleranza al glutine.

Sintomi delle intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari possono provocare diversi disturbi ricorrenti e persistenti, soprattutto a livello gastrointestinale, dermatologico o respiratorio. A differenza delle allergie, i sintomi, nelle intolleranze alimentari non si manifestano violentemente subito dopo l’ingestione degli alimenti ma insorgono con il tempo.
• Per quanto riguarda l’apparato digerente chi soffre di intolleranze alimentari può manifestare i seguenti sintomi: flautolenza, gonfiore addominale, afte, inappetenza, nausea, diarrea, stipsi, digestione difficile o molto prolungata. Inoltre si possono presentare: ritenzione idrica, iperacidità, gastrite, colite, sindrome del colon irritabile.
• Tra i sintomi riguardanti l’apparato respiratorio, le intolleranze alimentari si manifestano anche con raffreddori, riniti e altre infezioni ricorrenti delle vie aeree.
• Dal punto di vista dermatologico, durante un’intolleranza alimentare, possono insorgere dermatiti, acne, orticaria e altre eruzioni cutanee.
• Altri sintomi possono essere il mal di testa, sonnolenza, insonnia, ansia, stanchezza cronica.

Intolleranze alimentari nei bambini

Anche i bambini possono soffrire di intolleranze alimentari. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità l’8% dei bambini soffre di intolleranze alimentari.
Nei neonati, soprattutto nel periodo dello svezzamento, è molto facile che insorgano intolleranze alimentari. Le sostanze che più spesso le provocano sono: latte vaccino, fragole, soia, uova, glutine, agrumi, pomodoro, pesce e cioccolato. Un atteggiamento attento e consapevole, a tutela del feto e del futuro neonato, deve iniziare già durante la gravidanza. E’ quindi importante che la futura mamma segua, durante la gestazione, un’alimentazione equilibrata senza mai fumare in quanto il fumo di sigaretta può favorire l’insorgere di intolleranze alimentari nel neonato.
Bisogna inoltre considerare che esistono alcuni alimenti particolarmente noti per scatenare allergie o intolleranze. E’ fondamentale iniziare quindi a somministrarli al bambino gradualmente.

Le più comuni intolleranze alimentari

• Intolleranza al nichel: Il nichel è un metallo presente in molti vegetali e pesci, e purtroppo è molto usato anche nei terreni utilizzati nell’agricoltura e nelle tecniche di conservazione e di lavorazione di molti cibi, motivo per il quale l’intolleranza a questo metallo è molto diffusa.
Tra gli alimenti da evitare: tutti i cibi in scatola, asparagi, cipolle, spinaci, legumi, funghi, lattuga, carote, cavoli, cetrioli, pomodori, farina integrale, farina di mais, pere, uva passa, uva, prugne, kiwi, lampone, mirtillo, cocco, mandorle, nocciole, arachidi, thè, cacao, ecc..

• Intolleranza al lattosio: Il lattosio è presente nel latte e in tutti i suoi derivati, oltre ad altri alimenti. L’intolleranza al lattosio è dovuta ad una carenza di un enzima nello stomaco: la lattasi, enzima necessario per la digestione del lattosio, lo zucchero presente nel latte e nei suoi erivati.
Tra gli alimenti da evitare: latte vaccino e i suoi derivati pane bianco, dadi da cucina, frutta e verdura in scatola, cereali, dolci, piatti già pronti, gelati, surgelati, salumi.

• Intolleranza al glutine: il glutine è un complesso proteico, formato dall’unione di due tipologie di proteine ed è presente nei cereali e nel frumento.
Gli alimenti da evitare: pane, pasta, orzo, segale, formaggi fusi, alimenti impanati, wurstel, gnocchi, dolci.

• Inoltre esistono anche numerose intolleranze nei confronti di alcuni non-nutrienti presenti in alcuni cibi. Si tratta di sostanze naturalmente presenti negli alimenti, in quantità ridotte, in genere ben tollerate. In alcuni individui suscettibili possono però verificarsi fenomeni di accumulo per il consumo elevato e ripetuto di uno o più alimenti che le contengono. Tra le sostanze responsabili: istamina, presente in vino, spinaci, pomodori, pesce mal conservato, acciughe e formaggi stagionati. La tiramina presente nei formaggi stagionati, birra, vino, lievito di birra, pesce affumicato, spinaci, banane. La caffeina presente nel caffè e numerose bevande dolci gassate La solanina presente nelle patate, melanzane, pomodori. La teobromina presente nel tè e nelcioccolato. Il glutammato monosodico, presente naturalmente in grande quantità in cibi come il parmigiano e il grana, utilizzato come additivo per rinforzare il sapore di alcuni cibi specie nella cucina tradizionale cinese. I solfiti, utilizzati come antiossidanti e conservanti in vini, zuppe, succhi e bevande. Diversi additivi, coloranti e conservanti come l’acido sorbico e la tartrazina. I salicilati, presenti in alcuni frutti e in alcune verdure, hanno un’azione simile a quella dell’acido acetilsalicilico e possono dare quindi delle reazioni pseudo-allergiche.

Test per le intolleranze alimentari

Per la celiachia esistono dei test di primo livello che sono basati sulla ricerca di anticorpi specifici nel siero del paziente:
• dosaggio anticorpi IgA anti transglutaminasi tissutale (test di screening)
• dosaggio anticorpi anti endomisio (test di conferma)
• dosaggio anticorpi IgA e IgG anti peptidi deamidati della gliadina ( test per la fascia pediatrica e per il monitoraggio di soggetti in dieta aglutinata)
• Un test che presenta un alto valore predittivo negativo, può cioè aiutare ad escludere la presenza della malattia, ma scarso valore positivo è la valutazione dell’assetto genetico HLA, con la ricerca della presenza di alcune varianti geniche predisponenti alla celiachia. In assenza di tali varianti è altamente improbabile che il soggetto possa soffrire di questa patologia. Il test è molto utile nel valutare la predisposizione genetica dei familiari di primo grado di soggetti celiaci.
• Test discriminanti nel soggetto adulto sono l’esofago-gastro-duodenoscopia le biopsie duodeno-digiunali, test che permettono di confermare la diagnosi grazie all’osservazione diretta delle lesioni a livello della mucosa dell’apparato digerente.
Per l’allergia al nichel si utilizza il patch test che consiste nel porre a contatto diretto della cute un preparato che contiene nichel. Si sospetta una sindrome sistemica da nichel, dopo aver accertato la positività al patch test, è necessario procedere con una dieta di esclusione, molto complessa e difficoltosa, seguita da un test di provocazione.
Per la diagnosi di intolleranza al lattosio si utilizza il breath test per il lattosio. Durante il test il paziente assume una dose standardizzata di lattosio: a intervalli di tempo successivi vengono analizzati i gas espirati alla ricerca di picchi di idrogeno, la cui presenza indica fermentazione intestinale del lattosio non digerito. Il breath test può anche essere eseguito per valutare il mancato assorbimento di altri zuccheri come lattulosio, xilosio, fruttosio o sorbitolo.

Intolleranze alimentari educazione e prevenzione

Uno degli obiettivi principali dell’educazione alimentare deve essere assolutamente quello di comprendere bene la differenza tra mangiare e nutrirsi e la cosa più importante è che un corretto comportamento alimentare inizia da una buona spesa, cioè da quello che si compra. Se abbiamo dentro casa cibo spazzatura, mangeremo quello, se abbiamo in casa cibo sano mangeremo invece questo
Avere delle intolleranze alimentari, senza saperle diagnosticare con certezza e senza saperle davvero curare con una alimentazione mirata, significa soltanto cronicizzare i sintomi abbassando notevolmente la qualità della vita. In teoria ogni alimento può scatenare un’intolleranza. Per fortuna pochi alimenti sono responsabili della maggior parte delle reazioni.
Quando si sospetta un’intolleranza alimentare, in un adulto o in un bambino, è importante rivolgersi al proprio medico, il quale raccoglierà tutte le informazioni fornite dal paziente (anamnesi) ed effettuerà un’accurata visita clinica per valutare la situazione. Il medico valuterà l’eventuale necessità di sottoporsi a dei test specifici per accertare o escludere la presenza di un intolleranza.
Ma qual è il test migliore per le intolleranze alimentari? La diagnosi di intolleranza alimentare è una diagnosi per esclusione, ed è possibile solo dopo aver indagato ed escluso un intolleranza alimentare. Occorre provare a eliminare dalla dieta l’alimento sospetto per qualche settimana e poi reintrodurlo con prudenza. Se durante il periodo in cui non si assume l’alimento i sintomi scompaiono salvo poi comparire nuovamente dopo la reintroduzione, si tratterà di una reazione avversa al cibo. A questo punto occorrerà verificare tramite gli test appositi se si tratta di un’allergia e qualora gli esami lo dovessero escludere, con ogni probabilità si tratterà di un’intolleranza.

Le intolleranze alimentari possono guarire del tutto?

Il sospetto di un’intolleranza alimentare arriva quando un disturbo, anziché comparire in modo passeggero o saltuario, inizia a presentarsi sempre più frequentemente fino ad arrivare ad interferire con la normale vita quotidiana. Guarire dalle intolleranze alimentari è possibile: una volta individuati con precisione i cibi responsabili del fenomeno, occorrerà eliminarli completamente dall’alimentazione quotidiana con l’obiettivo di reintrodurli gradualmente. Quando l’organismo sarà completamente disintossicatoe non riconoscerà più quegli alimenti, o meglio le molecole contenuti dentro determinati elementi, come estranei e dannosi accettandoli nuovamente senza problemi.
Occorre quindi eliminare per qualche mese, sotto controllo medico, i cibi responsabili del disturbo, sostituendoli con altri capaci di soddisfare le esigenze nutrizionali dell’organismo. Dopo il periodo di astinenza, si può provare a reintrodurre gradualmente questi alimenti nella dieta.