L’onicofagia è un disturbo che porta il soggetto, pediatrico o adulto, a mangiare compulsivamente le proprie unghie.

Definizione di onicofagia
L’onicofagia è un disturbo che porta il soggetto, pediatrico o adulto, a mangiare compulsivamente le proprie unghie. Secondo la teoria psicoanalitica è un sintomo di fissazione orale.

Classificazione dell’onicofagia
Il DSM-IV-R classifica l’onicofagia come un disturbo del controllo degli impulsi, mentre l’ICD-10 lo classifica tra gli altri disturbi specifici del comportamento e delle emozioni che si presentano classicamente durante l’infanzia e l’adolescenza.

Epidemiologia dell’onicofagia

Il disturbo è rilevabile nel 30% dei bambini di età compresa tra i 7 e i 10 anni e nel 45% degli adolescenti. 

 

Disturbi correlati
L’onicofagia è correlata ad altri disturbi comportamentali ripetitivi quali la dermatillomania, la dermatofagia, la cheilofagia e la tricotillomania

Terapia topica
Il trattamento più comune, economico e ampiamente disponibile, è quello di applicare alle unghie uno smalto chiaro e di sapore amaro. Normalmente viene utilizzato il benzoato di denatonio uno dei composti chimici noti più amari e il sapore scoraggia l’abitudine di mangiarsi le unghie. 

 

Terapia farmacologica
Nessun farmaco è stato valutato tramite studi clinici in doppio cieco che potessero affermare o negare una significativa differenza di risultati rispetto a quelli dovuti all’effetto placebo. La fluoxetina e la fluvoxamina sono stati utilizzati per disturbi simili, quali la dermatillomania, con risultati contrastanti, tanto che si ritiene che la somministrazione di antidepressivi SSRI possa in realtà esacerbare l’onicofagia nei pazienti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo. Infine, uno studio di comparazione tra clomipramina e desipramina, entrambi antidepressivi triciclici, ha indicato una maggiore efficacia del primo farmaco nella terapia dell’onicofagia non associata a DOC.